Anche questa sera la tv di Stato ci delizia con una perla della solita brodaglia quotidiana.
La trasmissione apre con un’esterna che vede come protagonista un arzillo Dottor Vespa a bordo di un Agusta Westland fare il giro aereo dell’imbarcazione, snocciolando dati e fatti e concludendo con un bel primo piano sul suo rotondo facciotto.
Una volta in studio, gli unici interventi apprezzabili e di un certo spessore tecnico sono del Comandante della Guardia Costiera.
Per il resto si registra, al momento, un Clini con stampata in faccia la palese voglia di essere altrove.
Dalla parte opposta dello studio si erge una tribuna con 10 superstiti, che non sono persone qualunque ma tutta gente in qualche modo immanicata col mondo televisivo, dalla Rettondini a qualche altro giornalista e pennivendolo di bassa lega.
La Rettondini esordisce palesando la sua confusione, siccome da venerdì sera, solo ora si è magicamente resa conto di non essere stata a poppa come lei ingenuamente credeva, ma a prua. Questo non fa che aggiungere valore alla sua testimonianza (frase questa da leggersi con una buona dose di ironia).
Al suo intervento segue quello di un ex marittimo di una non meglio precisata “altra compagnia di navigazione”, che ostenta legami di parentela con persone che lavorano nelle capitanerie di porto di mezzo globo terracqueo. Interrotto quarantasette volte dall’esimio Dottor Vespa, cerca di esprimere strani concetti quali “l’urto c’è stato, ma dopo la virata” (in pratica secondo la sua delirante visione il Capitano avrebbe deciso di virare preventivamente, casomai fosse andato a schiantarsi), e che il rumore sentito da 4.000 persone non è stato lo schianto ma i piatti del ristorante. Ora, premesso che non conosco il tipo di rumore prodotto da uno scoglio che sfregia la chiglia di una nave, presumo sia decisamente diverso da quello di qualche piatto che cade.
A questo punto, mentre la Rettondini continua a parlare in sottofondo non si sa bene con chi, il microfono passa ad altri protagonisti, fra cui una Parmegiani morta di vecchiaia probabilmente almeno vent’anni fa, e riesumata per l’occasione, sepolta sotto metri di cerone e kg su kg di trucco, il viso deformato. Con una ineguagliabile simpatia (?) ci racconta di filippini presi a schiaffi, bambine dimenticate nel baby parking e svenimenti della sua persona che lei “si sentiva come una premonizione”. Sorvoliamo va, che è meglio.
Quando a parlare è il pianista della nave, si capisce che se il personale è selezionato con questa cura, probabilmente la Concordia sarà solo la prima di molte altre navi ad affondare. Dopo un buon numero di informazioni inutili quali il gusto del succo di frutta bevuto, e di spacconate varie (degne più di un libro di Clive Cussler), racconta come “un bagno in cravatta mai l’avevo fatto”, “la nave toccava acqua” e “lo scoglio mi dava coraggio”. Qui Altero Matteoli interviene interessato chiedendo se abbia raggiunto a nuoto il porto, ed il pianista rincoglionito risponde che no, è arrivato fino agli scogli. Matteoli ripete la domanda altre tre volte in sequenza ed ottiene altrettante risposte identiche da parte del pianista. Nulla da eccepire, Dio li fa e poi li accoppia, diventeranno grandi amici.
Un altro dei superstiti ritiene fondamentale informarci del fatto che lui era su quella nave per partecipare al reality della Rettondini. Dopo un bel “e sti cazzi non ce li metti?” generale, ci dimostra le sue doti da Steven Spielberg improvvisato, dando anche improbabili consigli alla regia del programma, che siamo certi, ne sentiva il bisogno.
Per finire, nella bella combriccola c’è un tizio non meglio qualificato che esordisce dicendo di aver fatto in passato una crociera con MSC (sottintendendo quindi una sua elevata conoscenza del mare, delle navi e delle norme nautiche), e che già una volta salito a Civitavecchia si era reso conto che qualcosa non andava, perchè la nave vibrava troppo, cosa che ci tiene a sottolineare, con MSC non era successa. A questo punto, sale alla labbra spontanea una domanda:”Ci sei o ci fai?” Ma anche un dubbio che attanaglia tutti quanti, ovvero, che il superstite sia pagato da MSC per screditare la concorrenza.
Infine, fra gli illustrissimi (?) ospiti dello studio, va annoverato un gigantesco Matteoli, che prima ci informa di aver trascorso le vacanze in tenda con gli amici proprio sulle Scole, ed in seguito minimizza l’accaduto, forte della sua esperienza come Ministro dei Trasporti. Va peraltro sottolineato come, complici probabilmente un paio di fiaschi di buon Chianti, il prode Altero non riesca ad infilare due parole di seguito che siano di senso compiuto. Sembrava di ascoltare Di Pietro con l’accento toscano. “Una hosa tremenda”.
Insomma, almeno il plastico ci è stato risparmiato, per il resto mi domando come mai non sono andato a dormire due ore fa.
17 gennaio 2012 alle 00:22 |
Nel complesso, i naufraghi sembravano più in atmosfera Isola dei Famosi che Costa Concordia.. che vergogna..
18 gennaio 2012 alle 22:06 |
Ciao! Ho scoperto il tuo bel blog grazie al tuo post-analisi di «Bohemian Rapsody», ed ogni tanto torno per vedere se vi sono nuovi aggiornamenti.
Continua così, ciao!
18 gennaio 2012 alle 22:07 |
Grazie
Dovrei aggiornarlo più spesso.. lo so