I Mondiali del Sudafrica mi danno l’occasione di dar fiato alle trombe (anzi, alle vuvuzelas), su un argomento a me molto caro: la RAI, radiotelevisione italiana.
Senza scadere nelle solite critiche per la serie che paghiamo il canone e bla bla bla, vengo a dire che la tanto denigrata Pay TV sta diventando sempre più indispensabile allo spettatore neutrale che magari proprio non sopporta alcuni programmi che definire trash è un’insulto all’immondizia.
Senza lanciarsi in una retorica senza fine, ma limitandosi ad un’analisa pura e semplice dei fatti, ecco la “situazione mondiale” di mamma Rai.
Di partite se ne vede una al giorno, solo quella serale o, eventualmente, quella dell’Italia, che nel caso sia al pomeriggio fa saltare la partita serale. Ora io mi chiedo, forse ingenuamente, ma costavano tanto di più i diritti per qualche partita in più? 4 o 5, mica 50.
Tuttavia, la cosa potrebbe anche non dispiacere a chi delle partite altrui, non frega proprio un, come direbbero a Genova, belino.
E allora avanti marsch con interessantissimi programmi di approfondimento calcistico, che di calcistico hanno solo il titolo, e a volte nemmeno quello. Il contenuto sportivo di programmi come Mondiale Rai Sera o Notti Mondiali è davvero risibile, mentre per il resto sono trasmissioni che spesso rasentano il ridicolo, ed in particolare la seconda tocca picchi di inaudita indecenza. Fra l’altro si è creato un clima molto amichevole fra i vari opinionisti a vario titolo, da Collovati che odia Tombolini a Costanzo che prende indegnamente per i fondelli l’antipaticissimo Varriale, che come ebbe modo di ricordarci Zenga, dovrebbe chiedersi chi l’ha messo li e perchè ci sta.
Inoltre mi sorge un dubbio. Ma le sei o sette persone che trasmettono da Johannesburg, non potevano fare la stessa identica cosa dall’Italia? No, è logico buttare al rogo (per non dire nel cesso), i soldi dei contribuenti, mantenendo in Sudafrica uno staff composto da una decina di giornalisti, senza contare cameramen, registi, produttori, affitto dello studio televisivo e dell’attrezzatura e, non da ultimo, il viaggio.
L’unico motivo per guardare questi programmucci rimane il fior fiore di montaggi del sempre ottimo Stelvio Saltamerenda, a mio avviso sprecato sulla rete pubblica.
Ma di certo, SKY non si applica granchè di più, e se trionfa sulla Rai, è solo per manifesta incapacità dell’avversario.
Negli studi della D’Amico infatti, si sprecano commenti sul look di giocatori e allenatori, classifiche su chi sia più bello e chi più brutto, indiscrezioni delle quali, francamente, nessuno sente il bisogno, gossip di terza categoria, battute facili e argomenti che spesso trascendono il calcio. Per carità, anche carina come cosa, ma dopo dieci minuti ti stai chiedendo se stai guardando un surrogato di una trasmissione sportiva o un’edizione speciale di Verissimo o Studio Aperto, che poi è la stessa cosa.
Fra le altre cose, il simpaticissimo inviato che risponde al nome di Alciato (non ricordo se Alessandro o Riccardo), con il suo sorrisone stampato sulla faccia, ci infarcisce di aneddoti e di ricordi, rendendoci partecipe della sua emozionante vita da giornalista, e con commenti poco lusinghieri verso alcuni colleghi stranieri.
Insomma, ci ho pensato un po’, e alla fine mi sa proprio che l’unica cosa buona di questi mondiali, è che non sentiremo più quello snervante cuoco dire “frutta, latte, paneenutella, e poi vedi come corrono a fare colazione”. Io a sta gente qui darei invece del lassativo, e poi vedi come corri al cesso.
29 giugno 2010 alle 23:00 |
Le tue conoscenze ed informazioni devono essere vaste di buona qualità, per portarti a dire tutto ciò. Bravo, Edo. Sinceramente. Nient’altro da dire. Un commento esemplare alla bassezza verso cui scivoliamo sempre di più, noi grande nazione italiana. Complimenti anche per come scrivi, l’insieme è un bell’articolo anche da leggere.
29 giugno 2010 alle 23:16 |
Non arriverò mai al suo livello, Bassed. Sto parlando seriamente